Con le dita tra i capelli massaggio la mia testa, una sensazione piacevole che libera insieme alla
stanchezza anche i pensieri costretti a girovagare nel cervello. Fine giornata, sono talmente tante le cose che si sono
fatte che riuscire a ripercorrerle con logica è difficile. Seduto, ad ascoltare il suono del nulla ricarico le
batterie, prima di fare la doccia e prima di prepararmi la cena. Ogni muscolo del mio corpo reclama attenzione, la fatica
lascia lo spazio alla rilassatezza prima del sonno, mentre i pensieri continuano
ad agitarsi nel fondo dell’anima, voglio uscire tutti, ma insieme non possono
farlo, quindi si ammassano come una moltitudine di visi premuti contro una
vetrata immaginaria, che ne impedisce il passaggio, che mi obbliga a chieder
loro di avere pazienza. Continuo a massaggiarmi le tempie, piacevole,
personalissimo rito liberatorio che, unito al silenzio, libera dalla pressione,
riporta tutto ad un livello più accettabile. Ora posso ascoltare ogni cosa con un tono più basso,
partendo dai battiti del mio cuore, arrivando alla musica che in questo momento
fluisce dagli altoparlanti del mio stereo. Giustizia per tutti, giustizia per pochi, esiste una vera
giustizia almeno nel fondo del nostro cuore? Ogni volta che scrivo mi cadono addosso una miriade di
domande, non so rispondere, non le capisco nella loro semplice realtà. Equamente cerco di dare loro spazio, elevo ogni domanda che
mi pongo ad un livello di attenzione che non mi permetta di dimenticarle,
ripromettendo a me stesso di riuscire a rispondere prima o poi. Ora la musica incomincia a schiarire i miei pensieri,
attira la mia attenzione, riesce a portarmi via a tenermi in aria, lontano dai
rumori di fondo che lentamente scompaiono. Posso smettere di tenere il mio capo, ora sono leggero,
nulla mi trattiene, posso volare via. Posso incontrare altre persone quassù, non le ho invitate
io, anche loro sono leggere, anche loro hanno trovato il modo per diventare
nuvole, come quelle che guardo ogni giorno e che spero possano raggiungere le
persone che amo, facendosi vedere anche da loro, lasciando che le stesse
immagini che immagino, siano immagina te da loro, riportandomi un sorriso,
raccontandomi storie e ascoltando le mie, senza prendere posizione, come ognuno
fa, come ognuno sente di dovere, in ogni circostanza, come se da ciò dipendesse
il destino del mondo. Spingersi vicino al proprio cuore, credendo in chi siamo,
il resto importa poco. A cosa serve fare di tutto una domanda, quando l’unica cosa
che conta è che la vita va vissuta a modo proprio, servirebbe avere più fiducia,
trovare il nuovo in ogni giorno che arriva, incontrare noi stessi attraverso gli
altri, riuscendo a vedere ogni giorno come se fosse il primo dei nostri giorni,
senza dare peso a quello che non sentiamo veramente, come se in fondo non avesse
alcun reale peso. Ora che la pressione è nuovamente calata, non vedo più
tutti quei visi che premono contro le vetrate, che si affannano per uscire, si
sono stancati prima di me, il resto non conta, posso continuare a farmi domande. Medaglione di manzo al miele di acacia con melanzane
croccanti su rosti di patate. Per il filetto: 150 gr filetto di manzo 50 gr miele di acacia 50 gr Merlot 1 spicchio di aglio Farina 00 Burro Procedimento: Nella padella porre una noce di burro e l’aglio in camicia,
lasciare rosolare appena. Passare il filetto prima nella farina e poi nel miele,
cuocere brevemente su ambo i lati, sfumare con il vino rosso, tirare la salsa. Per il rosti ingredienti: Tagliare alla julienne le patate dopo averle sbucciate. Per le melanzane: tagliare alla julienne la buccia di una grossa melanzana,
passare in farina, salare appena, friggere fino a che le bucce non saranno
croccanti.
8 patate a buccia rossa
Olio
Burro
Rosmarino
Procedimento:
In una larga padella antiaderente far scaldare 20 gr di olio EVO d'olio e circa
20 gr di burro.
Aggiungere le patate, un rametto di rosmarino e sale.
Farle dorare su ambo i lati.