In una fresca mattina d’estate un uccellino se ne stava
appollaiato su di un ramo, felice e beato cantava al mondo intero la sua gioia
di vivere e la sua voglia di farsi notare. Il suo cinguettare attira una grossa biscia che nel tronco
cavo dell’albero aveva fatto la sua dimora: “che cos’hai da starnazzare così forte? Il sole non è
ancora alto nel cielo e già tu imponi a tutto il vicinato di svegliarsi?”, disse
il serpente sibilando fuori di se dalla rabbia. “Perdonami!”, disse l’uccellino melodioso nelle sue
parole,” Non immaginavo di recare disturbo con il mio canto, noi uccellini ogni
giorno salutiamo il mondo in questo modo!”. Il serpente per tutta risposta scattò in avanti ed in un
solo colpo ingoiò l’uccellino, probabilmente ancora vivo, senza nemmeno dargli
il tempo di pensare a quello che gli stava accadendo. Il serpente soddisfatto e a pancia piena, si distese lungo
il tronco per rubare al sole che nasceva i suoi primi tepori, pensando tra se e
se :”Ecco il mio saluto al mondo, una buona colazione ricca di proteine e poi
una bella pennichella mattutina…”. Mentre il serpente si accomodava sul tronco che fu
dell’uccellino, una grossa Aquila dall’alto vede la bestia e si getta in
picchiata con gli artigli protesi ed il becco adunco aperto in una smorfia di
soddisfazione ed efficienza . Pochi attimi ed il serpente passa dal sonno alla morte, in
un battito d’ali scompare il famelico rettile e l’Aquila si riempie la pancia
con facilità. Dal ventre dell’animale esce l’uccellino, tutto imbrattato,
spaventato e confuso ma miracolosamente illeso, la possente Aquila,
meravigliata, guarda il piccolo volatile, con un mezzo sorriso e con parole roche
chiede :”Ma tu dimmi che ci facevi li dentro?”, l’uccellino, ancora frastornato
risponde:” Stavo cantando il mio buon giorno al mondo ed il serpente mi ha
mangiato…”. “Bene” dice l’Aquila, “oggi è la tua giornata fortunata,
non era destino che tu fossi divorato, quindi prendi la tua strada e libera il
campo, quest’albero è mio, da questo momento.” L’uccellino non ci sta proprio a questo sopruso, tira fuori
una calibro nove e fredda l’Aquila con tre colpi in rapida successione,
freddandola in una nuvola svolazzante di piume. Rimessa la pistola nella presa del portuale sotto l’ala si
rimette a cantare la sua gioia di vivere ed il suo buon giorno al mondo, mentre
il bosco diluisce il rumore degli spari fino a renderli solo un ricordo,
lasciando spazio al lieto cinguettare mattutino del simpatico uccellino. Tordo In Salmì Ingredienti: Tordi Lardo Olio D'oliva Extra-vergine Alcune Bacche Di Ginepro Vin santo Brodo di manzo Sale Pepe Alloro Pane raffermo Procedimento: Pulire i tordi ( lavarli bene, fiammeggiarli se necessario,
calcolare per due persone almeno sei tordi, salarli e cuocerli in forno con poco
olio, uno spicchio di aglio e un poco di brodo. Quando saranno cotti ricavare la carne di due tordi, in un
mixer ottenerne una purea. A parte fare rosolare il lardo taglia a pezzetti, spruzzare
con il Vino Santo, aggiungere le erbe aromatiche e le spezie, aggiustare di
sale, aggiungere il brodo, la riduzione ottenuta va filtrata nella purea
precedentemente ottenuta. Prendere la salsa di tordi e lardo, diluirla con dell’altro
brodo qualora fosse troppo densa e porvi i rimanenti tordi arrosto, lasciandoli
insaporire per una ventina di minuti. Abrrustolire il pane sfregandolo, poi, con dell’aglio olio
e sale, servire i tordi con il salmì e le fette di pane.